15 agosto 2017

Assunzione della beata vergine Maria - Messa del giorno- Solennità – (ANNO A)

Ap 11,19; 12,1-6.10        1Cor 15,20-26       Lc 1,39-56
OMELIA
Il discepolo è chiamato a vivere continuamente in relazione con il Maestro e questa intensa relazionalità si ritraduce nel condividere giorno per giorno il suo mistero che è un mistero di esaltazione gloriosa come l'apostolo Paolo ci ha detto nella seconda lettura. Il Cristo, dimorando in noi, ci trasfigura progressivamente perché possiamo giungere alla immedesimazione del mistero della luce eterna. Questa intensa e viva contemplazione del mistero del Risorto costituisce il fondamento reale del mistero odierno. E' molto bello come la liturgia bizantina chiami questa solennità come Pasqua di Maria Santissima. Essa rappresenta la conclusione dell'anno liturgico, poiché rappresenta il compimento della divinizzazione della creatura umana: è la grande finalità della storia della salvezza.

La festa odierna della assunzione di Maria Santissima in corpo e anima risolve un interrogativo che tante volte emerge nello spirito dell'uomo contemporaneo: che sarà la nostra vita domani?

Nella fede sappiamo che il Cristo è glorioso, e che è stato assunto alla gloria, ma noi ci poniamo l'interrogativo: quale sarà la meta della nostra esistenza storica ?

La glorificazione di Maria è il segno e la pregustazione della nostra glorificazione. Come Gesù è stato assunto in pienezza nella gloria del Padre, così anche noi, ad imitazione e analogia di Maria, saremo luminosi nella realtà del paradiso.

Una simile verità che ci illumina diventa uno stimolo a ritrovare quello che è il cammino che noi dobbiamo percorrere per raggiungere tale luminosità ed è il cammino il credere. È la beatitudine che Elisabetta ha formulato nel brano evangelico che abbiamo ascoltato: “e beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

La bellezza dell'esperienza della gloria è legata al credere.

Quando entriamo nell'esperienza della fede, dobbiamo fare una distinzione che l'evangelista Luca molto bene mette in luce nel mistero dell'annunciazione: una cosa è la fede, una cosa è il credere. La beatitudine di Maria è legata al credere.

Se guardiamo attentamente, il mistero di Maria si colloca su due piani l'uno legato all'altro.

Innanzitutto la fede, che è nient'altro che spalancare la propria esistenza ad una presenza, è la gratuità di Dio che si comunica all'uomo che è una persona totalmente aperta a Dio. E' l'immagine molto bella di Luca quando afferma nel racconto dell'annunciazione: l'angelo “entrò da lei”. È la purezza di cuore che spalanca tutta la propria personalità all'invadenza di Dio. Noi qualche volta dimentichiamo la corporeità di Maria che in quel spalancare la sua personalità all'evento si lascia penetrare dalla creatività divina. Infatti dobbiamo intendere quello spalancare se stessa a Dio come un permettere a Dio di agire liberamente e questo atteggiamento di apertura determina tutta la ricchezza della sua persona: intelligenza, volontà, cuore, sensibilità, è tutta la personalità che viene invasa da una luce incomparabile. La bellezza della fede è questa esperienza gratuita dell'agire creativo di Dio che invade la persona di Maria tutta attenta al mistero. La fede è nient'altro che questo atteggiamento interiore di apertura dell'uomo davanti al darsi di Dio, un'apertura di tutto l'uomo.

Questo atto della gratuità di Dio che ci fa sperimentare la fede deve diventare il credere. Il testo evangelico che abbiamo ascoltato è sostanzialmente lo stesso che l'evangelista Luca pone sulle labbra di Maria al termine del Vangelo dell'annunciazione: “ecco sono la serva del Signore avvenga di me quello che tu hai detto." che appunto è simile a " e beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Il credere si incarna nella consegna di tutte le proprie facoltà al mistero di Dio, alla sua libertà creatrice e trasfigurante. Se la fede è il cuore che si apre, il credere è collocare noi stessi con tutta la nostra identità nel mistero di Dio.  Quando l'uomo colloca tutto se stesso nel mistero di Dio e nel suo disegno di salvezza, l'uomo, nella sua personalità viene pienamente trasfigurato.

La bellezza della assunzione di Maria in tutta la sua personalità umana ci dice che la bellezza del credere è concretamente collocare la nostra esistenza nella potenza creatrice di Dio. Nel momento in cui collochiamo la nostra esistenza in questa potenza creatrice, ci accorgiamo che la gloria di Gesù, lentamente, si sviluppa in noi e ci rende partecipi della gloria futura. Infatti, quando moriremo, in quel momento si svilupperanno tutte quelle caratteristiche che abbiamo percepito nella figura di Maria: davanti al venire di Dio noi ci apriremo pienamente e definitivamente alla sua  chiamata gloriosa, come pure sarà stata tutta la nostra esistenza. La fecondità della nostra storia dovrebbe essere tutta costruita nella fede. Ci accorgeremmo allora che la volontà attiva di aprirci a Dio non sarà altro che spalancare la nostra identità a questa luminosità di Dio che invade la nostra esistenza. Nell'atto in cui moriremo diremo “eccomi sono eternamente nelle tue mani” e in questo avremo il compimento del cammino proprio del credere!

Se noi riuscissimo a intuire questo dinamismo all'interno della nostra esistenza, ci accorgeremmo come la nostra persona verrà progressivamente trasfigurata. Nel momento in cui moriremo lasceremo qui i segni della nostra corporeità, che è la nostra fisicità storica, e la nostra corporeità sarà tutta immersa in una luminosità eterna dove, come Maria, canteremo eternamente la bellezza della luce. Qui scopriamo la convinzione teologale che il cristiano continuamente coniuga nella sua vita l'apertura del cuore e l'atteggiamento obbedienziale al mistero di Dio e in questo atteggiamento obbedienziale avviene alla nostra trasfigurazione. Potremmo addirittura affermare che più viviamo, più cresce noi questa trasfigurazione in Gesù; più viviamo più pregustiamo questo incontro glorioso che rappresenta il desiderio dei nostri desideri. In quel momento il desiderio sarà appagato! E quando il desiderio sarà appagato, nella gloria del paradiso, come la Madonna, canteremo eternamente in una danza inesauribile che sarà l'eternità beata.

La festa di oggi è una festa che ci rincuora nella speranza; davanti al dramma dell'uomo contemporaneo che ha paura di guardare in alto. Nella fede sappiamo che il Signore ci invade in ogni frammento di vita e, nel credere, ci consegniamo a lui. La bellezza dell'oggi non è altro che respirare l'eterno anche nello smog del mondo contemporaneo. La bellezza del credere è la bellezza di respirare, è la bellezza di non essere schiacciati dai contesti culturali odierni per poterci collocare in un disegno di eternità beata. Usando la bella espressione di Paolo: “passare di luce in luce, di gloria in gloria” fin quando giungerà il momento del morire e allora si spalancheranno gli orizzonti della eternità beata e questa sarà la pienezza della nostra vita. Non è quello che stiamo celebrando?

Cos'è l'eucaristia?

Potremmo definire l'eucaristia con una immagine cara ai padri siriaci i quali dicevano: quando "tu vai all'eucaristia il Risorto ti prende per mano, ti introduce nel giardino del paradiso terrestre e ti fa accostare al frutto dell'albero della vita e ti farà godere la comunione eterna con Dio!". La grandezza del celebrare l'eucarestia, specie nel momento in cui ci accostiamo sacramentalmente e nella fede al corpo e al sangue del Signore, con il Signore potremo per grazia gustare questo frutto di gloria eterna. E' il Signore stesso che fa della nostra vita un mistero di gloria infinita. Questa sia la speranza che vogliamo portare a casa in modo che quanto più ci accostiamo a Gesù, tanto più questi orizzonti infiniti si dilateranno; quanto più ci accosteremo all'eucaristia, più la bellezza del Cristo opererà in noi in modo che potremo accedere in quel si finale nelle mani del Padre a quella visione gloriosa che sarà l'eternità beata e che ci avvolgerà per sempre.
 
 
 
 
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