18 febbraio 2018

I DOMENICA DI QUARESIMA - Anno B


Gen 9,8-15       1Pt 3,18-22                     Mc 1,12-15             

OMELIA

Il cristiano è un credente appassionato della storia di Gesù, perché ogni suo istante si costruisce nella quotidiana sequela del Maestro divino. Se questo orientamento anima ogni frammento della storia personale e comunitaria, la quaresima s'inserisce in un percorso di vita che alimenta il desiderio di uno sviluppo della sua imitazione. In tutto l'arco dell'esistenza di ogni discepolo il tempo della Quaresima diventa un momento particolare per assumere la personalità del Cristo, poiché la Quaresima non è un tempo separato dalla storia, ma è un tempo nel quale in modo più intenso noi siamo chiamati a costruire la gioia di essere discepoli del Maestro divino. La Quaresima non è una parentesi di opere da compiere, ma una scuola più profonda e più intensa per dilatare la vocazione d'essere discepoli.

In questo contesto la parola che abbiamo poc'anzi ascoltata ci aiuta ad entrare nella domanda di fondo di chiunque voglia essere discepolo nello stile del vangelo: cosa vuol dire essere cristiani? Chi è Gesù? In una simile interpellanza la parola che ci è stata offerta diventa molto significativa. Da una parte troviamo la bella espressione di fede nel testo della prima di Pietro, dall'altra riscopriamo la profondità della nostra identità. Infatti nel medesimo testo appare una meravigliosa sintesi del mistero pasquale di Gesù, nella quale s'inserisce la struttura battesimale di ogni cristiano per stimolarlo a ritradurre nell'esperienza concreta il Mistero accolto.  E' nel concreto di ogni giorno che la propria identità viene sempre più purificata per poter diventare creature sempre più luminose della luce che è Cristo Gesù. Ed è importante un simile itinerario perché il testo della prima lettera di Pietro si colloca in uno stato di persecuzione, in un momento in cui i cristiani si ponevano la domanda del “come” essere discepoli in un trambusto storico ricco di complessità.

E’ un po' la nostra storia odierna dove ognuno di noi, a modo suo, vive drammatici problemi, grossi interrogativi, si sente immerso nel non senso della vita e non riesce a riscoprire il profondo significato della vita. E allora è bello entrare nel testo della prima di Pietro. Di fronte ai perché di quella storia concreta l'autore sacro vuol dare speranza ai cristiani del suo tempo. Nel trambusto dell'esistenza l'attenzione del cuore deve essere rivolta a Cristo Gesù.

Infatti se leggiamo attentamente il brano della prima di Pietro, il primo e l'ultimo versetto, sono la professione di fede della Chiesa antica; infatti “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti per ricondurvi a Dio, messo a morte nel corpo reso vivo nello spirito... Egli è alla destra di Dio dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze”. Noi cogliamo in questo che la nostra vita è destinata a respirare il mistero pasquale di Gesù. La Quaresima è il tempo per eccellenza nel quale noi gustiamo, in una contemplazione profonda, l'identità del Maestro.

L'uomo nelle difficoltà della storia si deve lasciar attirare da questa professione di fede. La bellezza d’essere cristiani si ritraduce continuamente nel richiamare alla nostra esperienza interiore l'identità di Gesù. In lui ritroviamo veramente noi stessi e in questa identità cristologica e pasquale scopriamo il nostro cammino di iniziazione cristiana, il nostro cammino di identità.

Non sono poche le persone che in questo tempo di non facile lettura si pongono l'interrogativo: chi sono io? Perché celebro i sacramenti? Quale ne è il valore? Quale senso hanno essi nei confronti della nostra storia?

Allora noi riscopriamo che la nostra vita è essere il Cristo vivente, respiriamo ogni giorno il mistero di Cristo per essere il Cristo nel tempo e nello spazio. La Quaresima è essenzialmente questo cammino dove tutte le opere penitenziali hanno un unico valore: farci continuamente rigenerare nella personalità di Cristo.

Se noi non comprendessimo questa meravigliosa verità, tutto ciò che potremmo compiere in questo tempo liturgico, sarebbe idolatria. Ecco perché il cristiano nelle difficoltà della storia, nelle persecuzioni della vita, nelle oscurità dell'istante, respira il Cristo e si trova il Cristo vivente.

La bellezza della Quaresima è entrare nella stessa affettività di Gesù in un cammino interiore veramente inesauribile e davanti a questa grande visione le tentazioni sono una meravigliosa pedagogia di vita.

Chiamati a vivere con Cristo le prove della storia, esse sono una esperienza per maturare nella nostra identità. Se gli avvenimenti della storia ci fanno soffocare la presenza di Cristo attraverso le difficoltà del quotidiano, l'oggi del Maestro rende sempre più viva, efficace, feconda l'esistenza. Contemplare il Cristo è ritrovare l'unità della vita, le difficoltà della storia ci conducono lentamente a dire che solo Gesù è l'unità della vita, solo Gesù è la semplicità della nostra storia. L'uomo tende a complicare la vita, l'imitazione di Cristo ce la semplifica e ci porta in quella semplicità che è essenzialità. Il cristiano non è colui che fa tante cose, che poi potrebbero diventare una distrazione autoreferenziale. Quale illusione sarebbe il pensare la Quaresima come “fare tante cose”: è l'uomo che cerca di gratificare se stesso in quello che fa.

La bellezza della Quaresima è compiere la gestualità penitenziale in tutte le sue forme come sacramento del sacramento che è Gesù Cristo per poter entrare in quella vita interiore che è la bellezza della nostra esistenza, è far fiorire giorno per giorno il gusto d'essere di Cristo in quella meravigliosa armonia interiore.

È molto bello come l'evangelista Marco nella sua essenzialità ci dica che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, tentato da Satana. “Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Qui gustiamo l'armonia cielo e terra! Le difficoltà della vita quando sono vissute nello Spirito Santo ci portano a quest'armonia interiore nella quale la bellezza d'essere discepoli matura giorno per giorno. Le tentazioni, le difficoltà, le oscurità ci fanno sempre più innamorare di Cristo perché l'accoglienza del Maestro scioglie le incrostazioni, i ghiacciai, le paure, le chiusure della vita. La Quaresima è scuola di grande liberazione interiore per poter accedere a quel Volto misterioso che è la bellezza e l'aspirazione della vita. Giorno per giorno entriamo nella bellezza del cuore del Maestro per coglierne tutta la luminosità e ritrovare la bellezza, la forza e la speranza della vita.

Se noi, alla luce della testimonianza della prima di Pietro, riviviamo la storia di Gesù guidati dallo Spirito, attraverso le difficoltà quotidiane possiamo godere della bellezza della vita.

Cerchiamo in questa eucaristia di ritrovare tale bellezza. Il sacrificio eucaristico, come ci dice la Chiesa nella preghiera odierna sulle offerte, è la scuola quaresimale perché ci permette di contemplare Gesù, accoglierne la presenza nella parola che illumina i nostri passi e c'è la speranza dove non c'è speranza, e in quel pane in quel vino si sciolgono le nostre paure facendoci aprire a quel volto del Signore che nella Quaresima dovrebbe essere sempre più luminoso.

Viviamo così questo cammino quaresimale con l'animo veramente ricolmo di questa presenza divina e allora anche noi come Elia, gustando il mistero eucaristico, potremo camminare fino al Monte di Dio, l'Oreb, e percepire il respiro di Dio. È la bellezza della nostra conoscenza del Signore. Viviamo con questo stile il tempo quaresimale in modo che ci liberiamo dalle tante cose da fare per entrare in quell'interiorità unificata, semplice ed essenziale che è il volto di Gesù, cuore del nostro cuore e speranza gloriosa in ogni tribolazione della vita.




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